Road to 100k (maybe) - Tra la linea di partenza e la convocazione
Sto preparando un mondiale che potrei non correre.
Il dubbio è nato di recente, dal vocale di Monica Casiraghi dopo la 6 ore della Maremma che ho corso e vinto domenica scorsa, 18 gennaio 2026:
“Rischi di non essere convocata in Nazionale.”
Questo blog nasce per raccontare cosa succede quando stai costruendo un sogno senza avere nessuna garanzia di esserci davvero, lì ad Ames in Spagna, quel giorno, il 20 settembre 2026, in occasione dei Mondiali di 100km.
2025: l’anno in cui il corpo ha tirato il freno…a mano!
Il 2024 è stato un anno splendido, ma non è finito nei migliore dei modi: una brutta caduta in bici ad ottobre con frattura della mano, cicatrici ed edema esteso su fianco e schiena; per completare l’opera una brutta infiammazione al tendine del retto femorale sinistro a metà dicembre.
Niente corsa, solo dolore, frustrazione, identità da atleta messa in pausa.
Come se non bastasse, il 12 febbraio 2025 cado dalle scale mobili di un supermercato e mi fratturo il polso destro.
Ma si può?
Serve un intervento per risistemare l’osso. Tra tempi ospedalieri e rinvii, finisco sotto i ferri quando l’osso è già consolidato e va re-inciso e riallineato con una placca a un mese dalla frattura. Gesso, riabilitazione… ma che ve lo dico a fare!
Nel frattempo il corpo è un cantiere aperto: gamba che fa male, polso che pulsa, una serie di interventi odontoiatrici che si sommano alla fatica.
È uno di quei periodi in cui ti chiedi quante cose possano andare storte, tutte insieme. Veramente troppe!
Un sogno può chiamarti per messaggio, quando tu “sei rotta” fuori e dentro
Il 27 febbraio 2025, nel pieno della convalescenza, arriva un messaggio che non mi aspetto.
È di Monica Casiraghi, tecnico della Nazionale di Ultramaratona, ex azzurra nochè campionessa mondiale di 100k (Taipei 2003) :
“Ciao Sarah, come stai? Stiamo valutando un raduno della Nazionale a Licata in Sicilia il primo week-end di aprile, tu ci saresti?”
Con Monica ci siamo incontrate più volte alle ultra: l’ho vista seguire e accompagnare le sue atlete. Da parte mia una grande ammirazione per la sua storia personale e sportiva. Ha notato i miei risultati, ha creduto in me come atleta e come persona, con uno sguardo anche da possibile “azzurra”.
Ricevere quel messaggio mentre sono bloccata tra dolori, visite e letto ha l’effetto di defibrillatore. Nonostante tutto, non esito: dico sì.
Scelgo di fidarmi del fatto che, anche se io in quel momento faccio fatica a vedermi come atleta, qualcuno da fuori continua a vedermi così e dò una possibilità a quella parte di me che stava sprofondando nel divano.
Licata: ufficiosamente, mi riapre il cuore
Posso ricominciare a correre a inizio aprile 2025, ancora con dolore, ma l’euforia mi fa sentire leggera.
Il mio terzo allenamento è direttamente al raduno della Nazionale a Licata. Raduno ufficioso, ma respiro aria di atletica, di passione… di mare.
Il tendine del retto femorale sinistro non è ancora guarito del tutto: durante la corsa fa male, nel post allenamento ancora torno a zoppicare. Razionalmente non è il momento ideale per mettermi in vetrina davanti a un tecnico della Nazionale.
Ma i sogni raramente arrivano quando sei “perfetta”.
Insieme al mio preparatore, Andrea D’Acquino, facciamo un patto con la realtà: abbiamo circa quattro mesi per preparare la 100 km di Winschoten e centrare il minimo per la convocazione in maglia azzurra ai Mondiali 2026.
La mia prima 100 km della vita. Quattro mesi di preparazione dopo quattro mesi di stop quasi completo.
E’ impossibile solo se non ci provi!
Winschoten 2025: il minimo per 1 minuto e 47 secondi
Winschoten arriva il 13 settembre 2025.
In gara accade il tipo di imprevisto che ogni ultramaratoneta teme: dal 40° km in poi ho problemi di dissenteria pesante.
Mi svuota, fatico a bere e ad alimentarmi, ogni rifornimento è un compromesso più che un supporto.
Nonostante questo, porto la gara a casa: 7h58’13” (valido come tempo minimo previsto tra i criteri di convocazione in Nazionale l’anno scorso).
“tirata per i capelli”…? Forse qualcuno lo ha pensato, ma per me e per Andrea, conoscendo tutto quello che c’era dietro (stop, ripartenza zoppicante, polso operato, problemi in gara), abbiamo corso un garone.
Arriva il conto senza sconti: passare alla cassa e “pagare”
Il recupero da Winschoten è durissimo. Il corpo presenta un conto pesante per uno sforzo a cui, probabilmente, non ero ancora del tutto pronta.
Passa una settimana e mi viene il fuoco di Sant’Antonio. Poco dopo il vero crash: rifiuto la fatica, il corpo non risponde, la testa si spegne.
Non è semplice “stanchezza”: è come se l’idea stessa di soffrire in allenamento mi nauseasse.
È qui che iniziano le domande profonde:
→ E’ questo il sogno?
→ Cosa mi sta dando ancora la corsa?
→ Mi fa davvero bene?
→ Vale la pena continuare a farmi così male per un obiettivo?
Da fuori si vede “il minimo per i Mondiali centrato alla prima 100 km”. Dentro, io vedo uno spazio vuoto.
La lenta risalita e la 6 ore della Maremma
Nei mesi successivi lavoro su di me. Non solo sul piano fisico, ma soprattutto mentale e psicologico, lavoro più sulla testa che sulle gambe: recuperare il senso della corsa, ricostruire il rapporto con la fatica, con il risultato, con la mia identità di atleta; avevo bisogno di ritrovare spensieratezza e sorriso, non solo la forma.
Ricomincio gradualmente, senza promettere niente a nessuno, men che meno a me stessa!
I risultati iniziano a tornare a dicembre e a gennaio vinco la 6 ore della Maremma a Grosseto.
È una conferma importante: il motore c’è, la testa sta rientrando in partita.
Ed è proprio lì che arriva il vocale di Monica.
Il vocale che apre il dubbio
Monica mi fa i complimenti per la gara. Poi mi mette davanti alla realtà dei numeri:
“Sarah hai il 6° tempo femminile italiano sulla 100km e la squadra è composta da massimo 6 atlete. I minimi per i mondiali devono ancora uscire ufficialmente da parte della FDAL.”
In sostanza: se un’altra donna corre più forte di me alla 100 km di Porto Recanati il 21 febbraio o al Passatore a maggio, o altra gara estera, potrei perdere la convocazione. E vedremo se ci saranno variazioni sui requisiti minimi (sotto l’aggiornamento sui criteri FIDAL).
Ok, e adesso? Rivoglio il mio sogno. Rivoglio il mio sogno?
Chiedo consiglio a Monica che mi suggerisce di considerare anche io Porto Recanati, visto il lungo di 75 km fatto in occasione della 6 ore.
Con Andrea ci sediamo e guardiamo la cosa in faccia: vuol dire rischiare un nuovo logoramento fisico, possibili infortuni, una gara che potrebbe non aggiungere niente se non la paura di “difendere il tempo” con il rischio di sacrificare tutto sull’altare dell’ansia da convocazione.
Decidiamo di aspettare. Al limite valutare il Passatore, pur sapendo che è molto vicino al Mondiale.
E, se andrà male, portarci a casa “solo” il Passatore e fanculo il mondo!
Da parte di Andrea ho piena fiducia tecnica:
“Cioè...hai fatto una garona, meriti fiducia.”
La mia storia di endurance, mentale e fisica, dovrebbe pesare anche oltre il cronometro. Ma non funziona così…
Perché scrivo questo blog?
Non sto scrivendo per celebrare un successo già ottenuto, ma per raccontare un viaggio in corso. Sono nel mezzo di una preparazione mondiale “condizionata”: mi alleno come se dovessi correre il Mondiale, sapendo che forse non ci sarò.
È da questo paradosso che nasce il blog:
dalle poche conoscenze che si hanno davvero sul quella parte di atletica che sono le ultramaratone, su cui vorrei far splendere luce e dignità come vera e propria disciplina di corsa;
dalle riflessioni su cosa vuol dire indossare la maglia azzurra ed essere la maglia azzurra;
dal contrasto tra identità e vero sé;
dalla voglia di mostrare cosa succede davvero nella testa e nel corpo di chi prepara un sogno senza alcuna garanzia;
dal desiderio di dare voce non solo alla gara “perfetta”, ma anche agli infortuni, ai crolli, alle domande scomode.
Questo non sarà un blog di frasi motivazionali.
Sarà un diario onesto su endurance fisica e mentale: tendini, intestino, polsi, ma anche identità, dubbi, frustrazione, senso, crash interno.
Nei prossimi articoli entrerò ogni volta in un tema preciso tra quelli narrati velocemente oggi (infortunio, burnout, convocazioni, programmazione della stagione, sogno…), usando quello che mi è successo come materiale vivo, e traducendolo in strumenti concreti per chi corre, pedala, o semplicemente sta affrontando la propria “ultra” personale.
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Mentre scrivevo l’articolo sono usciti i criteri di selezione FIDAL per i mondiali di 100k 2026: il minimo femminile sulla distanza rimane 8h, conseguito tra il 7 dicembre 2024 (data degli ultimi campionati mondiali disputati a Bangalore) e il 24 maggio 2026. La composizione della squadra sarà comunicata entro il 31 maggio p.v..
Il viaggio incomincia…
Commenta, condividi le tue esperienze, scrvimi... stay tuned!
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Oggi…
Allenamento
Oggi è il mio compleanno, e sono 41!
Arrivo dalla vittoria alla 6 ore della Maremma 2026, dove ho rimesso alla prova il motore sulle lunghe distanze. In questo momento sono in fase di recupero per riprendere con le gare da febbraio, più che altro maratone. Ma ci stupiremo con qualche strappetto fuori strada!
Oggi uscita in bici, 2h easy.
Testa
Sto uscendo da un periodo di burnout post 100 km di Winschoten: la voglia di fare fatica sta tornando, il sorriso e la gioia negli allenamenti rientra a fare parte delle mie uscite, soprattutto grazie alla condivisione con le splendide persone che sto incontrando in questo cammino da “ultra”.
Mi stanno aiutando i percorsi sul respiro e sul barefoot. Mi aiutano le parole del mio allenatore.
Questo blog è il modo che ho scelto per dare senso a questo viaggio, a prescindere da ciò che deciderà la Nazionale; a prescindere da ciò che deciderò io!