Road to 100k (maybe)- Il Viaggio Verso Casa, da Firenze a Faenza.

Quando il corpo si ferma, l'anima parla. Dopo Winschoten la crisi che mi ha permesso di riscoprire me stessa attraverso la fatica, il respiro e la consapevolezza che casa non è un luogo, ma uno stato dell'essere.

“Ce l’abbiamo fatta!”

Eppure, quattro mesi per preparare una 100k sono pochi.
La testa ci ha creduto e il corpo ha eseguito, ma il conto non è tardato ad arrivare.

Pochi giorni per capire che cosa fosse successo, per elaborare lo sforzo energetico ed emotivo, lo sfinimento eccessivo dovuto ad un intestino che in gara non ha collaborato, e il corpo e la mente mi hanno mandato un messaggio inequivocabile: ma che caxxo...?

Il fuoco di Sant'Antonio sulla schiena è arrivato come un manifesto scritto a caratteri cubitali dal mio sistema nervoso: basta, ho bisogno di staccare.
Non era solo dolore fisico. Era il corpo che urlava ciò che la mente si rifiutava di ascoltare. La stanchezza non era più solo muscolare, era esistenziale.

 Mi guardavo allo specchio e non capivo.
Facevo fatica ad uscire a correre, la cosa che più amavo e più mi faceva sentire viva, era diventata una fatica insopportabile.
Io, che ho sempre dato tutto, che ho fatto della fatica la mia casa, improvvisamente rifiutavo lo sforzo, il bruciore ai muscoli, il fiato che aumentava. Avevo nausea solo all’idea.

 La motivazione, quel fuoco sacro che mi svegliava all'alba per le ripetute, si era spento. Al suo posto, solo nervosismo negativo prima degli allenamenti e delle gare. Non l'adrenalina sana della prestazione, ma l'ansia di dover dimostrare ancora, sempre, senza tregua un’identità che chiedeva riposo.

È ora di tornare a casa!

Dentro di me stava crescendo un richiamo potente, che ho riconosciuto solo a Bangkok!
Nel pieno di questa crisi decisi, comunque, di andare a Bangkok per correre la Amazing Thailand Marathon Bangkok.

Durante la gara ho deciso di lasciare spazio a quel grido.
Dal 24° km sono iniziati dei disagi intestinali, il dis-confort stava prendendo il sopravvento e io non avevo l’energia per abitarlo.
Dal 34° ho mollato! Non mi sono ritirata, ho camminato per altri 8,195 km. Mi sono voluta concedere fino in fondo quel lungo viaggio di “ritorno”, di 3h48’.

Una decisione presa tanto profondamente che mi ha letteralmente bloccato le gambe. Non c’era verso di azzardare un passo di corsa! Le gambe si erano impietrite davanti a quel bisogno di fermarmi che mi urlava dentro.
Ogni passo che fuori mi avvicinava al traguardo, dentro, mi stava riportando al centro.

Camminavo in una Bangkok buia che si avvicinava all’alba (la maratona era notturna per il forte caldo). Intorno a me persone sconosciute che in quel viaggio erano diventate compagne, vestite nei modi più assurdi e discutibili.
In quel carnevale internazionale di colori, musiche, lingue esotiche io stavo ritrovando pace e serenità.
Proprio lì, ho capito verso dove stavo camminando.

Stavo tornando da mio marito, che mi aspettava all’arrivo, stavo tornando a casa.

Quante volte nella vita mi sono concessa di mollare? Quante di mostrarmi debole?
Eppure, in quel momento, mollare, era la cosa che più mi ridava umanità.

Casa come luogo sicuro, amore incondizionato, abbracci che non chiedono “prestazione”, dove l’essere viene riconosciuto al di là del fare. È li che avevo bisogno di andare e stare per un po’.

Le crisi non sono errori di percorso: sono il percorso.
Quando un atleta perde la voglia di dare tutto, non sta fallendo. Sta ascoltando un bisogno profondo che chiede attenzione.

Il respiro, la mia bussola.

Il respiro, che insegno agli altri come strumento di performance, è diventato il mio filo d'Arianna. Respirare consapevolmente non serve solo a gestire la fatica fisica o a ottimizzare la soglia anaerobica. Il respiro ti riporta al centro. Ti rimette in contatto con chi sei davvero, sotto le aspettative, sotto i tempi, sotto i ruoli.

Inspirazione: accolgo quello che c'è. Anche la fragilità.
Espirazione: lascio andare quello che non mi serve. Anche l'identità dell'atleta perfetta.

E in questo spazio tra inspiro ed espiro, ho ritrovato la mia forza.

Dal 6° tempo sulla 100k al 7° tempo… una convocazione a rischio.

Dal primo articolo sono cambiate alcune cose. Un’altra atleta ha fotto il minimo sulla 100k siglando un tempo leggermente migliore del mio.
Il mio è il 7° tempo italiano al momento e la squadra è di 6 atlete.

In un altro momento, sarebbe stato un dato disarmante. Avrebbe spogliato di senso il mio tentativo fatto a Whinschoten e la fatica per arrivarci.
In questi mesi credo di avere fatto una grande conquista: la prova del mio valore come atleta non sta nel singolo risultato cronometrico di una gara, non è scritto in quel 7h58’13”.

Il valore sta negli allenamenti quotidiani, nei viaggi per raggiungere le gare, nell’avviare una nuova attività tra un allenamento e l’altro, nel continuare la mia formazione come professionista, nell’aiutare altri atleti ad esprimersi al meglio, nel costruire una famiglia e migliorare comunque gara dopo gara, podio dopo podio.

Ho scelto di correre la 100KM del Passatore.

Ho scelto di correre al Passatore perché lo desideravo, non perché dovevo.
Una scelta libera. Consapevole.

Ho desiderato quella gara come occasione per misurarmi ancora, questa volta con più allenamento sulle gambe, con più consapevolezza nel cuore, con serenità. L’ho scelta perchè fa parte della storia, è una leggenda di cui voglio fare parte.

Tra dieci giorni, 100 km mi separeranno da Firenze a Faenza. Ma il vero viaggio è già avvenuto e lo porterò con me fino al traguardo.

La passione autentica non chiede sacrifici impossibili. Chiede presenza. Chiede verità. Chiede di correre non per dimostrare il proprio valore, ma per esprimerlo.

La performance più grande è restare fedeli a sé stessi, sempre.

Arrivo al Passatore portando con me questa nuova consapevolezza. Porto il respiro come alleato. Porto la motivazione autentica, quella che nasce dalla gioia, non dall'obbligo. Porto la forza di aver attraversato il buio e di esserne uscita più intera.

E se un'altra ragazza ancora farà un tempo migliore del mio? Sorriderò. Perché io avrò già vinto, e credo che sia giusto che sul cronometro vinca sempre e comunque il più forte.

La prossima volta spero di potervi raccontare di uno splendido Passatore e di un sogno che diventa realtà!

Commenta, scrivi le tue esperienze, condividi...stay tuned!

Commenta, scrivi le tue esperienze, condividi...stay tuned!

Per te…

Forse anche tu stai viaggiando verso casa?
Qual è il tuo viaggio?
Scrivimelo nei commenti e condividi la tua esperienza.

Prova questo esercizio:
Siediti comodamente. Chiudi gli occhi. Porta una mano sul cuore, l'altra sul ventre.

  • Inspira per 4 secondi dal naso, sentendo il ventre espandersi. Mentre inspiri, ripeti mentalmente: "Accolgo ciò che sono"

  • Trattieni per 2 secondi in sospensione, senza sforzo

  • Espira per 6 secondi dal naso, lasciando andare le tensioni. Mentre espiri: "Lascio andare ciò che non mi serve"

  • Pausa di 2 secondi a polmoni vuoti, nel silenzio

 Se ti va condividi le tue sensazioni!

Oggi…

Allenamento

È un momento positivo. Diverse gare a podio e ho vinto la Maratona dell’Isola D’Elba la scorsa domenica.
Ho provato a correre il Passo della Colla con ottime sensazioni e il lunghissimo di 72km è andato benissimo, nonostante l’intensità delle ultime settimane.

Che dire? Meglio non dire niente!!!

Domenica ultimo lungo prima della 100km del Passatore, 33km in coppia alla Monza Montevecchia.

Testa

Tanto da fare, ma amo il mio lavoro e formarmi in continuazione. Le energie a volte scarseggiano, ma i momenti di condivisione con tanti appassionati di running mi ricaricano. In questo viaggio ho conosciuto persone meravigliose e continuo a conoscerne. Ognuno di loro mi regala un pezzetto di sé ed è la cosa più preziosa che si possa desiderare. Energia vera, vita!

Sarah Giomi

Laureata in Scienze Psicologiche, specializzata in Progetti di Prevenzione (trainer EUPC), Master in Sport Performance Coach e Insegnante di Respiro. Atleta di Ultraendurnace. Nel mio approccio alla salute e al benessere dell’individuo e della collettività unisco formazione scientifica, strategie evidence-based ed esperienza per un ascolto profondo e una risposta sostenibile ed efficace.

https://www.sarahgiomi.it
Avanti
Avanti

Road to 100k (maybe) - Quando la gara non segue il copione